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Che cos’è?


Secondo Kabat-Zinn (1994) la mindfulness è il processo di prestare attenzione in modo particolare, di proposito, al momento presente e, in maniera non giudicante. Inoltre sempre Kabat-Zinn (2003) successivamente  afferma che la mindfulness può essere definita come la consapevolezza che emerge dal prestare attenzione di proposito, nel momento presente e in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza, momento dopo momento. 

L’obiettivo che emerge dalla definizione è quello di eliminare la sofferenza inutile, coltivando una comprensione e accettazione profonda di qualunque cosa accada attraverso un lavoro attivo con i propri stati mentali.


Gran parte delle idee, delle pratiche e degli interventi che oggi vanno sotto il nome di mindfulness sono il frutto di un percorso iniziato con gli studi pionieristici di Jon Kabat-Zinn, un biologo e professore della School of Medicine dell’Università del Massachussets che, a partire dal 1979, ha sviluppato un protocollo per introdurre la meditazione di consapevolezza come intervento in contesti clinici spogliandola delle sue connotazione spirituali e morali e adattandola a queste caratteristiche (Giommi, 2014): 


a) Risultasse adattabile alle possibilità fisiche e psicologiche di un generico paziente

b) Non entrasse in attrito con la cultura occidentale

c) Non richiedesse alcuna adesione a un credo buddhista o in generale religioso e anzi non ponesse neppure esplicitamente il tema della “meditazione”

d) Fosse accettabile dalla mentalità dei medici e compatibile con i principi e gli standard più rigorosi della scienza medica. 


Il programma MBSR


A partire dagli anni 70, Kabat-Zinn cominciò a pensare a un protocollo per pazienti inizialmente affetti da dolore cronico o malattie terminali chiamato Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR). In seguito questo protocollo fu applicato con successo ad altre condizioni cliniche (fisiche e psicologiche). Attualmente il protocollo mantiene le medesime caratteristiche del programma originario.

- Sono previsti 8 incontri con frequenza settimanale di circa due ore l’uno

- Il programma prevede una dimensione di gruppo in genere da un minimo di 7-8 persone ad un massimo di 20

- La conduzione da parte di un istruttore di Interventi basati sulla Mindfulness 

- La maggior parte del lavoro che si richiede ai partecipanti deve essere svolto settimanalmente, individualmente, con un impegno di circa 45 minuti al giorno

- Durante gli incontri, verso la metà del programma, vengono introdotti dall’istruttore dei brevi momenti educativi sul tema dello stress. 

- Gli incontri sono costituiti da due elementi principali: la pratica e l’inquiry ovvero la condivisione delle esperienze vissute durante l’esplorazione. L’istruttore guida questi momenti di riflessione e condivisione, invitando allo scambio e ad un atteggiamento di curiosità e non giudizio.

- Tutte gli incontri (eccetto il primo) iniziano con un momento di pratica

- Nel corso degli incontri si sperimentano varie pratiche che poi i partecipanti faranno anche a casa

- L’inizio e la fine degli incontri sono segnate da brevi momenti di raccoglimento utili per demarcare la seduta rispetto al resto della giornata

- Durante gli esercizi di pratica i partecipanti ascoltano la voce dell’istruttore mentre per la meditazione a casa il gruppo riceve delle registrazioni ogni settimana. 


Il programma MBSR è un protocollo transdiagnostico a cui possono partecipare persone con diverse condizioni mediche e psicologiche.  Ha trovato impiego su pazienti affetti da patologie quali, solo per citarne alcune:


Dolori cronici

Malattie cardiovascolari

Ipertensione

Tumori

Cefalea

Disturbi del sonno

Disturbi d’ansia 

Disturbi digestivi connessi allo stress (colite, gastrite)

Malattie della pelle (psoriasi)



Mindfulness e Terapia Cognitiva: Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT)


In seguito al successo del Mindfulness Based Stress Reduction il mondo cognitivista iniziò a volgere la propria attenzione verso la Mindfulness notando un interesse comune per i pensieri. Di conseguenza i cognitivisti cominciarono a riflettere su come poter introdurre le pratiche di consapevolezza come strumento clinico per il trattamento di disturbi psicologici. Segal, Teasdale e Williams (2002) idearono un protocollo per la prevenzione delle ricedute nella depressione definito Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT). Secondo questi autori una persona che ha sofferto in passato di depressione corre il rischio di ricadere in nuovo episodio depressivo perché, durante un periodo di umore negativo, ha la tendenza automatica a riattivare pensieri, emozioni e sensazioni presenti durante il periodo di sofferenza della depressione. Di conseguenza l’obiettivo dell’MBCT è quello di “aiutare gli individui a realizzare una trasformazione radicale nella loro relazione con i pensieri, con le emozioni e con le sensazioni fisiche che possono contribuire alle ricadute depressive” (Segal et al., 2013). Come è possibile notare dalle parole degli autori l’attenzione non è posta sui contenuti dei pensieri ma sul processo. La Mindfulness Based Cognitive Therapy non è una psicoterapia, quanto piuttosto una strategia di intervento, un percorso formativo. La persona viene aiuta a distinguersi, distanziarsi dai propri pensieri imparando a non identificarsi con essi. 


L’MBCT è strutturato secondo le seguenti caratteristiche: 

- Sono previsti 8 incontri con frequenza settimanale di circa due ore l’uno

- Il programma prevede una dimensione di gruppo in genere da un minimo di 7-8 persone ad un massimo di 20

- La conduzione da parte di un istruttore di Interventi basati sulla Mindfulness 

- La maggior parte del lavoro che si richiede ai partecipanti deve essere svolto nel corso della settimana, individualmente, con un impegno di circa 45 minuti al giorno

- Gli incontri sono costituiti da due elementi principali: la pratica e l’inquiry ovvero la condivisione delle esperienze vissute durante l’esplorazione. L’istruttore guida questi momenti di riflessione e condivisione, invitando allo scambio e ad un atteggiamento di curiosità e non giudizio.

- Psicoeducazione su alcuni elementi derivanti dalla terapia cognitiva per la depressione (i pensieri automatici, la relazione tra pensieri ed emozioni, la relazione tra pensieri ed umore, individuazione dei segnali precoci di ricaduta, ecc.)

- Nel corso degli incontri si sperimentano varie pratiche che poi i partecipanti faranno anche a casa

- L’inizio e la fine degli incontri sono segnate da brevi momenti di raccoglimento utili per demarcare la seduta rispetto al resto della giornata

- Durante gli esercizi di pratica i partecipanti ascoltano la voce dell’istruttore mentre per la meditazione a casa il gruppo riceve delle registrazioni ogni settimana. 


A differenza della MBSR la MBCT è un programma dedicato a pazienti con esperienze di depressione maggiore.

Professionisti dello studio che si occupano di questo tipo di psicoterapia

Studio di Psichiatria e Psicoterapia Firenze